Recensioni

[ parole incomprensibili ] ovvero una conversazione notturna

        [ parole incomprensibili ] ovvero una conversazione notturna

Esistono scrittori cui viene pubblicato tutto, dalla corrispondenza alla lista della spesa: nel nostro caso, è una fortuna.

La casa editrice Portatori d’acqua ha recentemente tradotto (la traduzione è di Elsbeth Gut Bozzett) per la prima volta in Italia, Una conversazione notturna, libro perfetto da tenere nella tasca del cappotto e aprire a mo’ di oracolo, in cui è riportato un incontro datato 1976 a casa di Bernhard dopo una frugale cena imbevuta di alcol in una taverna vicina, fra il critico Peter Hamm e lo stesso autore austriaco.

Della ritrosia dell’autore di Perturbamento sappiamo tutto, quindi non ci stupisce che dopo la sbobinatura di suddetto incontro Bernhard non abbia dato il suo consenso alla pubblicazione (“l’intero testo (orribilmente trascritto) del nostro unico (ultimo?) esperimento risulta del tutto inservibile e non se ne deve assolutamente utilizzare nemmeno una riga. [… ]La invito a riconsiderare le sue intenzioni…”, così Bernhard); Hamm era stato indicato dallo stesso Bernhard come potenziale curatore dell’opera bernhardiana ed era riuscito ad ottenere, sorprendentemente, un’intervista utile per la pubblicazione dell’edizione; ritrovata dopo quarant’anni, malgrado “sentimenti tuttora contrastanti” (così Hamm) decide, ottenuto il consenso alla pubblicazione dal fratello di Bernhard, di darla alla stampa per la gioia di tutti i lettori incalliti dell’autore austriaco.

Il libro in questione, personalmente entrato di diritto quantomeno nella lista di letture fondamentali del 2021, è imperdibile per chi ama l’opera di Bernhard, e si rivelerà quantomeno godibile anche per chi Bernhard non l’ha ancora mai letto e vorrebbe iniziare a conoscerlo: l’autore austriaco infatti si mostra senza le consuete reticenze, e soprattutto dispensa perle quasi a ogni pagina (il libro, di sole complessive 94 pagine, rischia di essere sottolineato quasi a ogni pagina).

Delle mie, di sottolineature, ne riporto alcune:

"chiunque scriva di odio, o di meschinità, al contempo sta scrivendo dell'amore, è logico.";

"La realtà è una costruzione decrepita, misera e, il più delle volte, commovente, e uno la tollera soltanto per questo, perché è commovente";

"In fondo è la curiosità, credo, a tenermi in vita";

"ma bisognerebbe anche abbandonare il raziocinio.";

"Non ho mai letto una recensione che non fosse un completo fraintendimento, davvero nemmeno una, e non importa di chi.";

"Ma quelli di sinistra non sono per niente di sinistra, è questo il punto";

"Non ho mai letto niente in vita mia che mi abbia sconvolto a tal punto da dover andare in giro a parlarne con qualcuno.";
 

Così Bernhard dispensa commenti, non solo caustici come da sempre ci ha abituato, sulla scrittura sua e di altri autori (scopriremo anche chi è il suo autore preferito, fondamentale per la sua crescita di scrittore), ma riesce a sfiorare perfino la tenerezza quando ricorda l’importanza del nonno nella sua formazione personale.

L’autore di Estinzione entra di diritto nella ristrettissima cerchia di autori che riescono a imbastire letteratura anche quando non scrivono, facendo diventare una tranquilla chiacchierata o una semplice intervista, un pezzo di bravura e di arguta intelligenza.

tutto ciò che le ho detto mi è completamente indifferente. Non ne ho il controllo. Non ha alcun senso. Di più non saprei dire.

Giuseppe Rizza